La diciassettesima edizione del nostro TG dell’arte parte da Torino, per celebrare l’opera di uno dei fotografi più influenti del XX secolo: Norman Parkinson. Il nostro viaggio si sposta poi nel mondo della musica e del design, alla scoperta del genio rivoluzionario di Gianni Sassi, per concludersi a Padova, con le opere inedite di Antonio Canova.
1. Parkinson, maestro della fotografia di moda

La mostra di Norman Parkinson a Palazzo Falleti di Barolo di Torino celebra l’opera di uno dei fotografi più influenti del XX secolo, noto per aver catturato l’essenza della moda britannica dagli anni ’40 agli ’80.
Le sue fotografie, spesso realizzate all’aperto, si distinguono per l’uso innovativo del colore e la capacità di immortalare la personalità dei soggetti.
Icone come Twiggy sono state protagoniste dei suoi scatti, che hanno ridefinito gli standard estetici della moda moderna.
La mostra presenta una selezione di opere provenienti da archivi internazionali, accompagnate da materiali inediti che rivelano il processo creativo di Parkinson.
2. Il genio poliedrico di Gianni Sassi

La mostra Gianni Sassi. Gioia e Rivoluzione racconta la figura di un artista visionario che ha saputo mescolare discipline e culture apparentemente inconciliabili: dal design grafico alla musica, dalla pubblicità all’arte concettuale.
Nato a Varese nel 1938, Gianni Sassi è stato un vero rivoluzionario culturale. Fondatore della rivista Frankenstein e dell’etichetta discografica Cramps, ha dato voce al rock progressivo italiano e al movimento demenziale con gli Skiantos.
Le sue copertine di dischi sono diventate icone visive, capaci di fondere elementi disturbanti e ironici in un’unica estetica.
Sassi ha anche sfidato le convenzioni del mondo pubblicitario, infiltrando la cultura alternativa nei prodotti mainstream. Basti pensare ai manifesti per i divani Busnelli, dove trasformava il divano stesso in un oggetto surreale e provocatorio.
La mostra presenta materiali preziosi: grafiche originali, fotografie private, performance Fluxus curate da Sassi e persino riviste come “La Gola”, che anticipava il movimento Slow Food.
3. A Padova una mostra con opere inedite di Antonio Canova

La mostra Il Canova mai visto, al Museo Diocesano, espone per la prima volta al pubblico alcuni tesori canoviani rimasti nascosti per secoli.
Curata da Andrea Nante, Elena Catra e Vittorio Pajusco, l’esposizione si concentra su due opere fondamentali: il “Vaso cinerario di Louise” e la “Stele funeraria del principe Guglielmo d’Orange”, di cui è conservata una copia in bronzo.
Il “Vaso cinerario”, realizzato tra il 1803 e il 1807, era parte di un monumento funebre progettato dall’architetto Giannantonio Selva e dallo scultore Domenico Fadiga.
Danneggiato durante i bombardamenti del 1944, l’opera fu ritrovata negli ambienti della parrocchia grazie a una ricerca sull’inventario dei beni culturali ecclesiastici.
Oggi, viene esposta insieme ad altri elementi in pietra e gessi provenienti dalla Gipsoteca di Possagno, che testimoniano la creatività del maestro.
La mostra non si limita alle opere scultoree: lettere, documenti e lasciti del fratello di Canova rivelano aspetti inediti della sua vita e delle sue relazioni con intellettuali come Goethe.
Immagine di copertina: Gianni Sassi. Gioia e Rivoluzione, installation view, ADI Milano, 2025 – Courtesy ADI Milano
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